lunedì 30 aprile 2012

Firenze



Come si fa a non amarla?



domenica 29 aprile 2012

darth Vader

L'eccesso


Quella panchina.

E si trovò quella sera seduto su quella panchina. Quella panchina che aveva visto diverse volte, ma quando ero piccolo. Non pensava che un giorno sarebbe diventato uno di quei vecchi, uno di quelli che giocano a carte tutto il pomeriggio, da quando i bambini escono da scuola. La sua vita era scorsa in un lampo. Sempre seduto su quella panchina. E da tre posti che poteva tenere quella panchina, rimaneva soltanto il suo con la pancia che si faceva spazio negli altri due. Era diventato un buzzurro in quel giardino che un tempo lo faceva tremare. Da piccolo aveva sognato che dei drogati uscissero dalle aiuole poste al limite del giardino e si avvicinassero a lui. Era talmente incosciente che non pensava neanche che avessero bisogno di soldi o di una dose, pensava soltanto che volessero bucare anche lui. Dei drogati che non avevano niente, come lui adesso. Erano solo drogati. E lui adesso era drogato di noncuranza di se stesso. La accidia e la finta stanchezza lo trascinavano in ogni terrificante momento della sua vita. Ma era come se fosse passato un attimo da quando sedeva lì, o meglio, si era seduto da giovane. A quei tempi non pensava che alla sua ragazza e alla vita che gli si sarebbe aperta davanti. Con tante aspettative e Speranze davanti a sé. Molte macchine erano passate sulla strada accanto da allora.  Troppe. Come troppi i pensieri e le speranze non realizzate da quello che una volta era il ragazzo che aveva visto quella panchina e per caso ci si era seduto, quella sera.

martedì 24 aprile 2012

Vedi Napoli e poi muori

Napoli.
Perché vedi Napoli e poi muori? Ho esordito così con una signora su di un autobus. Perché dopo aver visto tanta bellezza puoi anche morire. Racconta: Dio, una volta finito il mondo ed il cielo, rimase con un pugno di stelle in mano. Visto che il cielo era già pieno, decise di metterle sulla terra. Così le lanciò e, pensando di distribuirle in modo uniforme, non guardò dove andavano a cadere. Finirono tutte insieme sul bordo del mare. Ecco Napoli. La città delle stelle. Poi, racconta, le persone sono riuscite a sciupare tutto ciò che Dio, per sbaglio, aveva creato. Ma, come si sa, il tocco di Dio non può essere cancellato dalla faccia della terra. Infatti parlando con le persone ed entrando nel loro cuore, guardando le strade ed ogni minuscolo particolare ed ogni dettaglio di ogni struttura, mangiando i cibi e sentendo la sinfonia della città, non rumori che portano confusione, ma una fantastica partitura, che l'uomo non si accorge neanche di comporre, con un orecchio attento e uno sguardo ancora acuto, si riescono ancora a trovare quelle stelle che Dio, per sbaglio, aveva gettato.

sabato 21 aprile 2012

che stia succedendo a noi?... #140 caratteri

<<Ogni anno ci saranno meno parole, e la possibilità di pensare delle preposizioni sarà sempre più ridotta. Anche oggi, naturalmente, non ce nè ragione né giustificazione per lo psicoreato. È tutta questione di autodisciplina, di verifica della realtà. Ma un bel giorno non ci sarà più bisogno nemmeno di questo. La rivoluzione sarà completata solo quando la lingua avrà raggiunto la perfezione. (...) non hai mai pensato, caro Winston, che per l'anno 2050 nemmeno un solo essere umano sarà in grado di capire il significato di una conversazione come quella che stiamo tenendo ora?

Nel 2050, e forse anche prima, qualsiasi sostanziale nozione dell'archelingua sarà scomparsa. Tutta la letteratura del passato sarà completamente distrutta. Chaucer, Shakespeare, Milton, Byron... esisteranno solo in neolingua, non soltanto trasformata in qualcosa di diverso, ma sostanzialmente trasformati in qualcosa che contraddice quel che erano prima. Anche la letteratura del partito si trasformerà. Anche gli slogans si trasformeranno. Come si potrà avere uno slogan, per esempio, come "la libertà è schiavitù" quando il concetto stesso di libertà sarà del tutto pulito? Lo stesso clima del pensiero sarà diverso. Infatti non ci sarà il pensiero come lo intendiamo oggi. Ortodossia significa non pensare, non aver bisogno di pensare. L'ortodossia è non-conoscenza.>>

"Uno dei prossimi giorni - pensò ad un tratto Winston, afferrato da una profonda convinzione - Syme verrà senz'altro vaporizzato. È troppo intelligente. Egli vede le cose le sa esprimere con troppa chiarezza. Il partito di fibre di gente simile. Un giorno scomparirà dalla circolazione. Gli si legge in faccia".

G. Orwell (1948), "1984"

Burlesque

Non mi erano tanto chiari passaggi, adesso ho capito tutto. Meno male che c'è qualcuno che ci spiega. Dice che in quelle sere non c'era niente sesso era solo burlesque. Repubblica sfotte Berlusconi titolando «lo show di Berlusconi a palazzo di giustizia». Ci stiamo ritrovando vivere in uno stato tanto imbarazzante da avere avuto questo personaggio al comando. Ormai siamo senza forza, Anche i giovani, anche io, su cui tutti dovrebbero puntare per rivoluzionare e migliorare la vita, Nessuno si muove più. Come presi da una Assuefazione generale che ci porta soltanto a bere una birra in più la sera, o meglio un Negroni, Per non pensare a ciò che realmente sarebbe giusto fare. Alle volte mi chiedo, e se fossi andato a palazzo Grazioli tirata una pacca sulla nuca rinnovata di Berlusconi, E presa la parola davanti a lui agli altri gli avessi detto di dimettersi, che era l'unica cosa giusta da dire, ma nessuno aveva le palle di farlo? Penso che si debba darsi una mossa. Scriviamo e leggiamo. Questa Può essere per ora una delle nostre più grandi armi...


ireland's sky?

Un altra grande soddisfazione del conosciuto particolare di mondo.


mercoledì 18 aprile 2012

INTERPRETATION




Signor Martin             Preferisco fare un uovo che parlarti di nuovo.

Signora Martin                       (spalancando la bocca) Ah! Oh! Ah! Oh! lasciatemi arrotare i denti.

Signor Smith               Caimano!

Signor Martin             Andiamo a schiaffeggiare Ulisse.

Signor Smith               Vado ad abitare nella mia bicocca tra i miei cacai.

Signora Smith             I cacai nelle cacaiete non dànno cachi, dànno cacao!
                                   I cacai nelle cacaiete non dànno cachi, dànno cacao!
                                   I cacai nelle cacaiete non dànno cachi, dànno cacao!

Signora Smith             I pali hanno i peli, i peli non hanno i pali.

Signora Martin                       Sbuccia la babbuccia.

Signor Martin             Accuccia la gruccia.

Signor Smith               Dà la gruccia alla babbuccia della cuccia del luccio.

Signora Martin           Sputa la buccia.

Signora Smith             Il luccio sul leccio...

Signor Martin             Il leccio guercio luccica, il leccio guercio luccica.




There were doors all around the hall, but they were all locked;
and when Alice had been all the way down one side and up the other,
trying every door, she walked sadly down the middle, wandering how she was ever to get out again.



Titania           
Quale angelo mi sveglia dal mio letto di fiori?

Bottom
(Canta)

Titania           
Ti prego, grazioso mortale, canta ancora.
Il mio orecchio si è innamorato delle tue note,
come il mio occhio è rapito dal tuo aspetto.
Il potere irresistibile della tua virtù mi spinge
fin dal primo sguardo a dirti, anzi a giurarti che t'amo.

Bottom
Mi pare, signora, che non ne avete poi tanta ragione. Però, a dire la verità, oggigiorno
ragione e amore non vanno mica tanto d'accordo. - E' proprio un peccato che non ci sia                    un'onesta persona per rimetterli insieme. - eh, all'occasione so anche essere spiritoso.

Titania           
Tu sei saggio quanto bello.

domenica 15 aprile 2012

...altro giro altra corsa...



playlist della serata

  1. 00:01
    Dragons
  2. 04:41
    Queen - Under Pressure Mega Remix
  3. 08:46
    Feel Good Inc
  4. 12:16
    Scatman John - Scatman (Ski-Ba-Bop-Ba-Dop-Bop)
  5. 15:39
    Dancing on our Graves
  6. 18:51
    survive
  7. 24:00
    Fire With Fire
  8. 28:24
    04 Dolcenera

La Bibbia

Alice nel paese delle meraviglie

Le città invisibili

ed altro...

giovedì 12 aprile 2012

OMNIpresenza



 Orwell non lo aveva previsto   

Un uomo lungimirante, questo Eric Blair, meglio noto con lo pseudonimo di George Orwell. Uno che di regimi totalitari se ne intendeva, assai prima che il termine entrasse a far parte del lessico degli storici. Uno che nel 1943, quando Stalin, Churchill e Roosevelt si incontravano a Teheran, già vedeva profilarsi l'antagonismo tra le superpotenze e la guerra fredda.
Qualche anno dopo la Seconda guerra mondiale Orwell pubblicò il suo più celebre romanzo, 1984. Il futuro che vedeva all'orizzonte non gli piaceva. Dipinse il panorama infernale di un regno del terrore nel bel mezzo dell'Europa, che in un futuro non lontano avrebbe perfezionato i metodi di Stalin e di Hitler: un partito unico ai comandi di un "Grande Fratello"; una "neolingua" ideata per capovolgere il significato delle parole; l'abolizione della sfera privata; un regime di sorveglianza a 360 gradi, rieducazione e lavaggio del cervello dell'intera popolazione, e infine un'onnipotente polizia segreta per soffocare sul nascere qualunque tentativo di opposizione, con la tortura, i campi di concentramento e l'assassinio.
Fortunatamente quella profezia non si è avverata, almeno per quanto attiene alla nostra parte del globo: con essa George Orwell ha ingannato sia noi che se stesso.
Ma non avrebbe immaginato neppure in sogno che per ottenere almeno in parte quel risultato - e in particolare un sistema di sorveglianza a tutto campo - non c'era bisogno di una dittatura. Si poteva raggiungerlo anche all'interno di un sistema democratico, senza l'uso della violenza, con metodi civili, se non addirittura pacifisti. Più di quattro secoli fa un giovane francese, Etienne de la Boétie, aveva già incominciato a riflettere su questo tema: nel suo Discorso sulla servitù volontaria, non pago di mettere alla berlina i despoti assoluti del suo tempo, l'autore si rivolgeva soprattutto alle coscienze di chi si adattava alla tirannide: «Sono gli stessi popoli - scriveva - a subire questa piaga, o anzi a farsi male da sé; se solo cessassero di sottomettersi alla servitù, sarebbero liberi. Il popolo si assoggetta, accondiscende alla sua miseria, o addirittura la insegue... Non crediate che un uccello si lasci impaniare, né che un pesce abbocchi all'amo con più facilità di un popolo pronto a farsi allettare dalla servitù, per poco che gli si spalmi un po' di miele in bocca».
Di fatto però, già da tempo non abbiamo più a che fare con la figura del monarca unico, personalmente identificabile e attaccabile, contro cui insorgeva Etienne de la Boétie. E neppure subiamo, come nel libro di Orwell, la tirannia di un Grande Fratello, ma piuttosto il dominio di un sistema simile a quello descritto da Max Weber negli anni Venti del secolo scorso.
«L'organizzazione burocratica, con le sue professionalità e specializzazioni, la separazione delle competenze, i regolamenti e i rapporti d'obbedienza in base a una scala gerarchica, sta portando avanti, di concerto con la morta macchina, l'edificazione della struttura, di quel futuro assoggettamento, nel quale forse un giorno gli uomini saranno costretti a inserirsi nella più totale impotenza, come i fellah dell'antico Stato egizio, se per essi l'unico e ultimo valore in base al quale si decida la natura e l'amministrazione dei loro affari sarà un buon sistema - buono e razionale in senso puramente burocratico - di tutela, rifornimento e gestione. Perché in questo la burocrazia è incomparabilmente più efficiente di qualsiasi altra struttura di dominio».
Nelle sue previsioni, quella struttura di assoggettamento sarebbe stata «dura come l'acciaio»: ma per quanto chiaroveggente, in questo almeno Max Weber si era sbagliato, dato che nel frattempo la gattabuia si è trasformata in un abitacolo relativamente confortevole, qualcosa come una cella spaziosa ed elastica, dalle pareti di gomma. I nostri sorveglianti arrivano a passi felpati, cercando, per quanto possibile, di conseguire i loro principali obiettivi strategici - sorveglianza a tutto campo e abolizione della sfera privata - senza far rumore. Ricorrono al manganello solo quando proprio non c'è altro da fare. Preferiscono rimanere anonimi; non portano uniformi ma abiti civili; si fanno chiamare manager o commissari, e non operano più in caserme, bensì in uffici con l'aria condizionata. Nell'espletamento dei loro compiti hanno modi amabili e cordiali. Ai residenti garantiscono la sicurezza, l'assistenza, il comfort e i consumi. Perciò possono contare sulla tacita approvazione degli abitanti, e non dubitano che i loro protetti premeranno con zelo un pulsante invisibile con la scritta «mi piace».
Anche su un altro punto l'analisi di Weber appare oggi anacronistica: la sua disarmante fiducia nella forza e capacità d'azione dello Stato. Se a noi questa fiducia viene meno, non è solo perché gli Stati sono incalzati, braccati dai mercati finanziari globali, ma anche perché oggi né Berlino, né Bruxelles e neppure Washington sarebbero in grado di garantire da soli il controllo totale della popolazione; e ciò semplicemente perché i loro funzionari sono troppo sprovveduti e maldestri.
Oltre tutto, non riescono neppure a stare al passo con i progressi della tecnologia. Perciò le autorità dipendono dal "mondo economico", cioè dalle corporation dell'informatica. Solo se le due parti procedono fianco a fianco - i governi da un lato, e dall'altro imprese come Google, Microsoft, Apple, Amazon o Facebook - la presa a tenaglia sulle libertà dei cittadini raggiunge il massimo dell'efficacia. È comunque chiaro che in questa fragile alleanza, il ruolo delle istanze politiche è quello del partner più debole, dato che solo le corporation dispongono delle competenze indispensabili, del capitale e della necessaria manovalanza: informatici, ingegneri, programmatori di software, hacker, matematici e crittografi.
Nel Ventesimo secolo, né la Gestapo, né il Kgb o la Stasi avrebbero neppure lontanamente immaginato i mezzi tecnologici oggi a disposizione: le onnipresenti telecamere di sorveglianza, il controllo automatizzato dei telefoni e della posta elettronica, le immagini satellitari ad alta definizione, i profili di movimento superdettagliati, i sistemi di riconoscimento biometrico del volto; programmi gestiti grazie a stupefacenti algoritmi, memorizzati in banche dati di sconfinata capienza.
L'ultimo accenno di reazione, ormai quasi dimenticato, contro lo zelo delle autorità tedesche e delle megaimprese risale al lontano 1983 - un anno prima della data che ha fornito il titolo al romanzo di Orwell. Un censimento relativamente innocuo suscitò allora un certo allarme, e le denunce di molti cittadini furono accolte dalla Corte costituzionale. Non solo i giudici di Karlsruhe condannarono l'iniziativa del governo, ma istituirono una nuova legge costituzionale sull'"autodeterminazione informatica", a tutela della personalità. Una sentenza che oggi appare ingenua: di fatto, nessuno ne ha mai tenuto conto. Nella cyberguerra contro la popolazione i sostenitori della riservatezza dei dati sono impotenti, e da tempo hanno gettato la spugna.
Su un punto invece - quello dell'evoluzione linguistica - George Orwell ha colto nel segno: la "neolingua" da lui descritta è assurta ormai al rango di gergo ufficiale della sociologia. La Costituzione non piace ai cosiddetti servizi. Distinguerli dai criminali informatici è tutt'altro che facile. Le nuove tessere sanitarie di fatto altro non sono che una card elettronica di censimento delle malattie, facilmente decriptabile da un qualsiasi hacker. E quanto ai social network, fanno leva sull'esibizionismo dei loro utenti per sfruttarli senza pietà.
Un ultimo, molesto residuo di sfera privata è il contante. È dunque logico che lo Stato, di concerto con le corporation, metta in campo un impegno coerente per abolirlo, mediante la proliferazione di carte di credito, client card e altri sistemi di pagamento (tramite telefonia e chip) di prossima introduzione. L'obiettivo non potrebbe essere più chiaro: esercitare una sorveglianza capillare sulla totalità delle transazioni. A ciò sono interessati, oltre al fisco, i network asociali, il commercio online, gli istituti di credito, la pubblicità e la polizia. Un altro effetto sarà quello di cancellare persino il ricordo della materialità del denaro, ridotto a una serie di dati manipolabili a piacimento.
Al solo scopo di completare il quadro daremo infine uno sguardo a un settore collaterale, segnalando i tentativi in atto di abolire i diritti d'autore.
Il copyright è una conquista recente, che risale al Diciannovesimo secolo. Fino a quel momento, la lettura di libri era un privilegio riservato a una piccola minoranza.
All'improvviso, il romanzo divenne un prodotto di massa. Gli scrittori si resero conto che grazie ai diritti sulle tiraturee sulle traduzioni, la letteratura poteva essere fonte di guadagni sostanziosi. Purtroppo non hanno avuto molto tempo per stare allegri. Il libro stampato, oggi denominato print, è diventato un modello di fine serie per le maggiori case editrici. Le quali considerano ormai il copyright come un ostacolo, con grande giubilo delle avanguardie digitali. Per questi allegri pirati, l'obbligo di pagare un prezzo per ciò che l'industria informatica definisce content è comunque assurdo. D'ora in poi gli autori, come venivano chiamati, dovranno rassegnarsi a lavorare gratis; in compenso potranno twittare, chattare e bloggare a piacimento.
Nessuno sembra preoccuparsi del fatto che ormai il tempo di decadimento delle tecniche a nostra disposizione varia da tre a cinque anni - lo stesso ritmo dei cicli economici dei grandi gruppi informatici. Mentre un testo su pergamena o carta deacidificata rimane perfettamente leggibile a distanza di cinque secoli o anche di un millennio, i media elettronici devono essere riversati con una certa frequenza per non diventare inservibili dopo soli dieci o vent'anni: un dato che ovviamente collima con lo spirito dei loro inventori.
L'abolizione del libro stampato non è peraltro un'idea nuova. Fu preannunciata nel lontano 1953 da Ray Bradbury, nel suo bestseller (!) Fahrenheit 451, che ne descrive gli sviluppi fino alle estreme conseguenze. In quel racconto utopistico, il possesso di un libro è considerato un crimine e punito con la pena di morte. Nelle loro visioni del futuro i grandi pessimisti tendono a esagerare; ma il fatto di essere confutabili depone in loro favore, e non contro di loro. Ciò è vero sia nel caso di Bradbury e Orwell che in quello di Max Weber. Ovviamente, per saperne di più col senno di poi non c'è bisogno di essere un genio.
A fronte dei pronostici più tetri sorge una domanda, inevitabile come l'amen in chiesa: possibile che non ci sia qualche elemento positivo? La risposta è facile, visto e di grande soddisfazione: tutto ciò che è sopravvenuto grazie alla nostra volontaria servitù non ha richiesto spargimenti di sangue. I «residui del passato» non sono stati liquidati, come Lenin cercò di fare in Russia, ma continuano a esistere. E ciò per un motivo evidente: la tolleranza dei nostri sorveglianti si basa su un semplice calcolo costibenefici. Sarebbe troppo dispendioso tentare di stanare gli ultimi refrattari, di sopprimere una piccola minoranza caparbia, che per puro e semplice puntiglio si oppone al fato digitale. Ecco perché ci si accontenta di una sorveglianza al 95 per cento. Dunque, non è il caso di farci prendere dal panico: anche perché il restante 5 per cento equivale pur sempre a quattro milioni di persone. E così anche in futuro, chi proprio non potrà farne a meno, potrà continuare a mangiare e bere, amare e odiare, dormire e leggere analogicamente senza preoccuparsi più di tanto, e restare relativamente inosservato.

FONTE: HANS MAGNUS ENZENSBERGER - LA REPUBBLICA | 08 APRILE 2012 

martedì 10 aprile 2012

Concorso!!!

Look at this, boys!

http://www.androidiani.com/il-meglio-della-settimana-android/vinci-un-htc-evo-3d-con-androidiani-com-94230#more-94230

Ballo senza troppa tecnica



Mi stupisce la puntualità 
Delle mode musicali 
Giro come un disco 
Non mi fermo mai 
Le ragazze della pista 
Sono esempi di velocità 
Che mi annebbiano la vista 
Ballo senza troppa tecnica 
Sono in un periodo strano 
Fumo e bevo troppo 
E non mi va 
L’innamoramento umano 
Ballo senza fiato 
Non mi fermo mai 


soddisfazioni della vita al limite tra città e campagna.

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domenica 8 aprile 2012

velocità e superficialità... quando si hanno insieme...

non ne voglio più sapere niente di tutta questa velocità. arriverà un momento in cui o ci renderemo conto del valore della lentezza o moriremo nella ricerca di quegli attimi di pausa che adesso ci sono portati via da qualcosa. ma da cosa? forse da una vita... dalla quale in realtà quante soddisfazioni (non) si hanno?

La verità è che da questa parte del mondo abbiamo perso la cultura di una "vita lenta". La stragrande maggioranza di noi riusciva un tempo a cogliere i piccoli piaceri di ogni giorno, come una piuma che si appoggia delicatamente sulla neve; mentre adesso sprofondiamo e più a fondo andiamo più difficile sarà sicuramente trovare la vita di uscita da tutta questa superficialità della quale ci siamo riempiendo le giornate; siamo sommersi, incatenati e costretti.

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corsadellanima: Mappe

corsadellanima: Mappe: (...) I confini tra paesi sono appena visibili, come se esitassero: essere o non essere? Amo le mappe perché mentono Perché non ammetton...

Quelle di Pasqua sono giornate di eccessi strani


Rassegnazione e tristezza.

Chiesa. Il Cristo è risorto, o meglio, sta per risorgere. Per mascherare un pò la stanchezza data dall'ora tarda. Non siamo abituati a quell'ora tarda per l'accensione del cervello.  Anche i passi che si fanno prima di arrivare in chiesa, come quelli durante l'eucarestia, pesanti come mattoni, ci sentiamo anche un po' appesantiti da quella fatica di Cristo che porta su la croce per il Golgota. Se guardiamo nelle ultime file, si trovano persone assolutamente devote, forse più di quelle nelle prime, sempre chiuse nei pensieri, con il viso, corrugato dalla passione del momento, nascosto tra le mani. Forse qualche lacrima scorre su quelle guance.Bisogna valutare tuttavia che non fanno una brutta figura neanche quelli che stanno morendo di sonno e che, per mascherare lo sbadiglio, si nascondono il viso tra le mani e per l'ossigeno al cervello, lacrimano, non abituati alle ore piccole. Anche la più intrigante delle omelie, nella quale il prete urlando intima di pentirsi che il giorno del giudizio è ormai alle porte, non smuove più gli animi in quello stato catatonico. Quando si arriva a quel livello si resta in chiesa solo per fare presenza, sperando soltanto di avere la lucidità di non russare.



Ingordigia e ubriachezza.

Soltanto qualche ora dopo siamo già a pensare a cosa ci aspetta al prossimo pasto. Abbiamo appena appoggiato il cucchiaino, che abbiamo leccato, non contenti di quel pasto infinito, accanto alla tazzina vuota del caffè e nonostante tutto stiamo già riflettendo su come stupire i prossimi invitati a pranzo\cena\colazione\merenda\brunch pasquale a casa nostra. Siamo tanto nello spirito della festa che non ci rendiamo conto che questa nasce da un periodo di astinenza e penitenza di uomini come noi, vissuti secoli e secoli fa. Nasce da un dolore e da una gioia, ma che non implica necessariamente il mangiare. Sempre mangiare. Mangiare. Obbligatoriamente tanto. Come se un domani sicuramente verrà a mancarci. Cerchiamo di essere un minimo positivi in questo. Mangiamo un po' meno e restiamo un po' più sobri in un momento in cui nessuno si chiede neanche che importanza abbia l'uovo di Pasqua.



sabato 7 aprile 2012

Piccoli brani tratti per chiarimenti a chi non sa e a chi sa.



"The Dark Side of the Moon" viene pubblicato il 24 marzo 1973 e verrà considerato da gran parte della critica come l'insuperato capolavoro musicale dei Pink Floyd. Cio e' vero solo in parte: il fatto che in esso vengano riunite, impareggiabilmente, tutte le contraddizioni ideologiche e simboliche di Waters non giustifica appieno tale titolo. Volendo staccare i piedi dalla Luna e riposandoli sulla Terra, l'album è e verrà sempre considerato un superbo, inarrivabile rivoluzionario prodotto (nel caso lo intendessimo da un punto di vista strettamente "cerebral-onirico", "sonico/concettuale"), ma al contempo appena discreto nel caso lo riducessimo allo "scheletro", annientandone, cioè, il corpo sonoro e portando alla ribalta le non del tutto ispirate tracce, a cominciare dall'insipida "Money", per poi passare attraverso i trucchi (talvolta ruffiani, talvolta "streganti' le nostre menti, in perenne cerca di .... "cibo lisergico") di "Speak To Me" e "On The Run", perfette comunque nel rendere lo stato di ansia del nostro protagonista, riuscendo a fondere, tra rumori e soluzioni sonore d'avanguardia, momenti di alto contenuto sonico-spaziale, ponendo le coordinate su cui si poggia il pensiero pessimista di un Waters alquanto disorientato, autentico ambasciatore del tema dell'incomunicabilità, di cui "The Dark Side" risulta un compiuto, drammatico spaccato. 


Ogni lato del disco costituisce un'opera musicale continua. Le cinque tracce di ognuno dei due lati rappresentano vari stadi della vita umana. L'album comincia e termina con un suono di battiti cardiaci, esplorando la natura dell'esperienza dell'essere umano e, secondo Waters, «l'empatia».





1-2
[2] Speak to Me e Breathe insieme pongono un accento sugli elementi mondani e futili della vita, che accompagnano la sempre presente minaccia della pazzia, e l'importanza per ognuno di vivere la propria esistenza - «Non temere di preoccuparti».
3
[35] Spostando la scena in un aeroporto, la strumentale On the Run lo stress e l'ansia provocati dal settore moderno dei trasporti , con particolare riferimento alla paura di volare di Wright.
4
[36] Time tratta del modo in cui il passaggio del tempo può controllare la vita di un individuo e ammonisce con veemenza coloro che sprecano tempo prezioso focalizzandosi sugli aspetti più mondani della vita. A questa traccia segue il tema del ritiro in solitudine e il rifugio nella canzone Breathe (Reprise).
5
La prima parte termina conThe Great Gig in the Sky, profonda metafora della morte.[17] La prima traccia del lato B, Money, si prende gioco dell'avarizia e del consumismo, con un testo ironico ed effetti sonori relazionati alla ricchezza, aprendosi con il suono di un registratore di cassa e il rumore di monete sonanti. 
5
Money è stata la canzone di maggior successo commerciale dell'album e da allora è stata riproposta da molti gruppi musicali.
6
[37] Us and Them parla dell'etnocentrismo, del confronto e dell'uso di semplici dicotomie per descrivere le relazioni personali. 
7
Any Colour You Like si puo pensare che si riferisca a
§   un'allegoria: la luce, intesa come la realtà del mondo in cui l'uomo moderno vive, con i Pink Floyd che, in funzione di prisma, scindono la realtà stessa in diversi capitoli, ciascuno corrispondente ad una canzone dell'album.
§  una domanda rivolta all'ascoltatore a cui viene chiesto: <<Quale canzone gradisci di più?>>

8
Brain Damage tratta della malattia mentale come risultato del porre la fama e il successo in cima alla lista delle necessità di un individuo.
9
The Dark Side of the Moon termina con Eclipse, che espone i concetti di alterità e unità, mentre forza l'ascoltatore a riconoscere le caratteristiche comuni a tutti gli esseri umani.
Il testo del brano riassume con una metafora tutto il concept mostra. In poche parole il testo dice: 'Tutto ciò che fai, tutto ciò che ti circonda sotto il Sole è in sintonia, ma il Sole è eclissato dalla Luna.'

novembre


Ispirazione

L'ispirazione gratuita ed istantanea e propria di pochi fortunati. Noi altri piccoli umani normali possiamo solo scrivere e scrivere, nel tentativo, il più delle volte vano, di trovarla. Sono quei piccoli istanti di gioia che forse ci fanno raggiungere una ispirazione Che valga la pena di Tirare fuori attraverso delle parole, spesso non riescono neanche a giustificare ciò che pensiamo. L'importante è provarci e cercare in ogni momento la ricerca in sé per sé, Ognuno di noi fingendosi poeta in un mondo che comunque ne ha bisogno più di ogni altra cosa. Non importa come poi tiriamo fuori queste idee, l'importante è che ci proviamo, non arrendendosi di fronte a quella Incuranza che comunque è nostra, nel valutare gli altri. Se solo trovassimo la forza di cercare di guardarci un po' intorno, allora potremo avere anche noi un po' d'attenzione, quella che probabilmente ci spetta, perché siamo noi in realtà i poeti.


venerdì 6 aprile 2012

attimi di pausa

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straordinaria eccellenza...

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Ebe...

Strada di casa?


Stava tornando a casa da uno di quegli incontri che si fanno una volta ogni 10 anni. Un ritrovo di quegli amici che non hai neanche voglia di vedere, con i quali hai giocato per un qualche anno a tennis.

Una bella macchina. Aveva una bella macchina. Bianca, ultimo modello, forse troppo grande per quella piccola città. Di colpo entrò in una strada della quale non si era mai accorto. Ci entrò per sbaglio. Come succede spesso, quando si è sovrappensiero. Prima di accorgersi che aveva sbagliato strada aveva percorso alcune decine di metri. La fitta nebbia filtrava una luce strana proveniente dai lampioni. Era un'illuminazione del tutto insufficiente per quella strada. Venivano evidenziati soltanto alcuni cofani delle macchine in controluce. Tanto che la strada si confondeva e diventava una delle tante, nella città. Dopo che aveva percorso un altro centinaio di metri, pensando soltanto alla direzione da prendere, si stava lentamente rendendo conto che non l'aveva mai vista, quella strada. C'erano degli elementi assolutamente distinguibili che la accertavano parte di quella città, ma nessuno di questi gli dava la convinzione di trovarsi nel luogo giusto. In senso generale i sampietrini per terra e le case principalmente di mattoni davano un ricordo di casa, ma la via in se non era giusta. A quell'ora di notte trovarsi in una strada deserta, per caso, nel mezzo alla nebbia non rassicura per niente. In qualche modo si sentiva a disagio.
Magari era stanco e basta. Si stava suggestionando probabilmente. Nei giorni passati la sua vita era stata molto frenetica e quella mattina stessa si era dovuto svegliare quando ancora il sole non era neanche stato pensato dal cielo, per fare più di 300 km in autostrada. Probabilmente si stava immaginando tutto. Finalmente un bivio.
Per tornare ad essere sulla strada di casa doveva girare a sinistra e così fece. Non si rendeva conto di che ore fossero. Proprio perché si era svegliato presto quella mattina non riusciva a distinguere se fossero le 11 oppure le una di notte. Nonostante tutto neanche quella via sembrava al suo posto. Sul ciglio della strada, dalla parte di destra, cigolavano lenti, due cerchioni di bicicletta. Un cappuccio copriva il volto di una figura ricurva. La macchina raggiunse la bicicletta e lui premette il pulsante per far scendere il vetro del finestrino dalla parte del passeggero (della sua macchina nuova):

"scusi, per via Mortara, vado bene?"

quando la mano sinistra tirò giù il cappuccio, la testa da insetto della vecchia signora mi apparve davanti.

"Deve girare alla prossima a destra"

Il ragazzo ringraziò e tirò nuovamente su il finestrino. Qualcosa nella vecchia lo aveva turbato, ma non si rendeva ben conto di cosa. probabilmente fu il tono di voce con cui si era rivolta a lui. Non riusciva a capire. Alla strada dopo, girò a destra.